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Sweet Madness Street

l'AlterBlog

23 agosto
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Chi mi ama mi segua

(ma pure chi mi odia, non ho pregiudizi io…)

17 agosto
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Mi dicono di calmarmi. Fosse facile.
In realtà è impossibile per me calmarmi.
Cakmarmi significherebbe non dare importanza a quello che per me è uno dei fattori fondamentali che contribuiscono all’intensità di un rapporto, che sia d’amore o d’amicizia è uguale.
Mi dicono che potrebbero essere insiti nel  tuo carattere certi comportamenti.
Ma è difficile, difficilissimo per me passarci sopra.
Perchè in quei momenti mi fai sentire inutile.
Inutile, perchè sembra che tutto il tempo che passiamo insieme serva solo da passatempo, serva solo a mantenere un rapporto che va avanti per inerzia, perchè siamo soli, perchè così gira.
Inutile, perchè se arrivi anche solo a pensarle (perchè non voglio e non posso credere che tu ci creda davvero in quello che dici) certe cose, significa aver buttato al vento tutto il tempo e la forza impiegata per farti capire quanto sei importante per me.

Ed esagero.
Lo so che esagero a reagire in questo modo, dovrei essere più pacata nello spiegarti certe cose.
Ma tra me e te non ci sono abbracci o baci a sottolineare l’affetto che ci lega, non ci sono frasi da baci perugina e i nostri ti voglio bene sono rarissimi.
Eppure sappiamo di essere amici comunque, a dispetto dei canoni "normali" d’amicizia.
Per questo non posso e non voglio spiegarti i motivi per i quali MAI mi sognerei di fare qualcosa contro di te.
Semplicemente perchè dovresti saperlo.
Mi fa rabbia sapere che tu certe cose le reputi possibili. Mi fa rabbia immaginarti a paragonare il tuo passato (e, credimi, non sei il solo che è stato bruciato da certe amicizie) con quello che c’è oggi. Perchè ho visto le tue ferite (questo rientra tra le cose che non ci diciamo mai), le vedo ancora oggi, e per questo cerco di esserci sempre, al 100%, per quanto mi è possibile. Per farti capire, per convincerti, che al mondo non esistono solo certe amicizie, che non mi sognerei mai di respingerti, o farti del male, o di tradirti. Perchè so cosa si prova.

Nonostante tutto so che ci passerò sopra lo stesso; so che stasera mi divertirò normalmente con te, come tutte le volte che ci vediamo. Perchè è così. Perchè mi viene naturale guardarti in faccia e sorridere. E dimenticare in fretta le tue stupidaggini perchè sei pronto a dirne di nuove. E a fare finta di arrabbiarmi quando fai certe cose solo perchè sai che mi fanno arrabbiare.
Perchè è da te. E perchè, purtroppo (per me o per te?) ti voglio bene lo stesso.

01 agosto
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Oggi mio fratello mi ha regalato questo gioiellino

 Sony Walkman NW A806 4GB

A questo punto presumo non sia destino che io abbia l’Ipod ^.^”

31 luglio
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Guardo ancora quella foto. Ritrovata tra i cd. Ho i capelli lunghi.
Un’occhiata al vetro che riflette il mio volto e guardo i miei capelli corti.
Un cambiamento.
Non sono più quella della foto.
Passato: capelli lunghi. Presente capelli corti.

Mi sono tagliata i capelli per cambiare faccia, per sembrare una diversa.
Ma non è semplice. Uffa.
I chili di troppo sono lì, gli occhiali sono ancora quelli. Non è abbastanza tagliare i capelli.

Aspetta.
Il cuore.
Il cuore è cambiato.
Prima batteva forte.
Scandiva un ritmo pazzo in quell’attimo in cui quei corpi vivaci e giovani si avvicinavano per rimare intrappolati nell’obiettivo.

Ora il battito è flebile. Aumenta in attimi diversi: in una giornata di sole in piscina o in una giornata oziosa tra i cuscini…
Ma per tutto il tempo è appena percepibile. E’ il battito di un cuore che lotta per la sopravvivenza, che si aggrappa alla speranza di una cura dell’ultimo minuto, precario.

Lo sento esplodere quando la mente va da sola in certi posti, in certi luoghi, in certe parole.
Vorrei non far sentire a chi mi sta vicino con il suo calore sincero, il dolore reale che provo, perciò dissimulo scherzandoci sopra, prendendomi in giro da sola, anche se in quel momento quello che vorrei fare sarebbe solo chiudere gli occhi e perdermi tra le braccia di qualcuno. Di qualcuno che mi salvi.
Di qualcuno che mi liberi.

Mai, mai nella mia vita mi sono sentita così nuda. Così vulnerabile.
Come se la mia pelle così esposta potesse bruciare da un momento all’altro, per un motivo qualsiasi, in un attimo.

Per questo non è bastato aver tagliato i capelli.
C’è altro da tagliare.

Stringimi madre,
ho molto peccato,
ma la vita è un suicidio,
l’amore un rogo
e voglio un pensiero superficiale
che renda la pelle splendida.

Senza un finale che faccia male
coi cuori sporchi
e le mani lavate.
A salvarmi,
vieni a salvarmi,
salvami,
bacia il colpevole
se dice la verità..

Ma sì…

Passo le notti,
nero e cristallo,
a sceglier le carte
che giocherei
a maledire certe domande
che forse era meglio
non farsi mai

e voglio un pensiero superficiale
che renda la pelle splendida

 

18 luglio
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Era dai tempi di I’m with you che Avril Lavigne non riusciva a farmi emozionare con la sua musica. Sono contenta ci sia riuscita proprio con questa canzone, in questo periodo.

I always needed time on my own
I never thought I’d need you there when I cry
And the days feel like years when I’m alone

And the bed where you lie is made up on your side

When you walk away I count the steps that you take
Do you see how much I need you right now

When you’re gone
The pieces of my heart are missing you
When you’re gone
The face I came to know is missing too
When you’re gone
The words I need to hear to always get me through the day and make it ok
I miss you

I’ve never felt this way before
Everything that I do reminds me of you

And the clothes you left, they lie on the floor
And they smell just like you, I love the things that you do

We were made for each other
Out here forever
I know we were, yeah
All I ever wanted was for you to know
Everything I’d do, I’d give my heart and soul
I can hardly breathe I need to feel you here with me, yeah

E vabè… anche oggi è andata…

13 luglio
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il 13 alle 13:13

che c’accocchia ‘mo lo squillo?!?!?!?

STATT A CAST’!

 ..
  .
 
e che cazzo :(

09 luglio
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Un anno fa diventavamo campioni del mondo.

Un anno fa, tra le macchine impazzite che scorrazzavano per il paese per festeggiare gli azzurri, rivedevo per l’ultima volta un ragazzo che se ne sarebbe andato la mattina dopo, mentre tornava a casa dopo la notte passata a lavoro, tradito da un colpo di sonno e da un albero troppo grande. Troppo grande persino per lui che era un’armadio di ragazzo.

E la vita finisce così. In un battito d’ali. Un attimo prima ci sei e festeggi il primo mondiale della tua vita e l’attimo dopo quel mondiale è diventato l’ultimo.

Oggi l’Italia è in festa, ricordando quel 9 luglio 2006. E anche io voglio ricordare un amico che se n’è andato troppo presto forse, ma che sicuramente da dove è ora starà festeggiando alla grande, più di noi.

Ciao R. Campione del mondo!!

09 luglio
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elisa.luce
Luce è stata la prima canzone di Elisa in italiano. Ero in pizzeria con i miei quando la Carrà la proclamò vincitrice del festival di Sanremo 2001, andando contro ogni mio infausto pronostico che vedeva il sole e l’azzurro della Giorgina nazionale sul podio.
In effetti a quell’epoca credevo di essere la sola a conoscere ed apprezzare la Toffola
E invece.
Eppure Luce era lontano anni luce, appunto, da Labirinth, Sleeping in your hand, Cure me… Diciamo che al primo ascolto la trovai un po’ nonsadielisa, non fu amore a primo ascolto insomma.
Poi ovviamente ascolta oggi, ascolta domani, ascolta dopodomani, ascolta per un mese di fila riuscii a farmela piacere sul serio. Diciamo che l’avevo sottovalutata e valutata superficialmente, và

Now.
Rivedo per caso, giuro per caso, il video dell’epoca con Paciotti (santo subito).
Nella primissima versione del video, fatto girare per un quindici giorni appena, c’erano la Ely e Paciotti che si strusciavano dall’inizio alla fine sdraiati in pieno bosco. 
Nella versione definitiva, che potete ammirare al link in testa a questo post*, la toffola è incazzata/innamorata con/di Paciotti. E si cercano, si affrontano, si menano, si strusciano in memoria dei bei ricordi, si ri-menano…-No ‘spettate, lo rispiego bene.
Lei è nel bosco, alla ricerca di qualcosa, qualcuno. Presenze.
Lui è nel bosco, la osserva, la spia.
Si vedono.
Lei
ricorda il flash di quel bacio.
E comincia a menarlo!!!!!!!!!
Lottano, si sfiorano, si buttano a terra, lei gli corre dietro e poi
lei lo blocca da dietro, gli mette un braccio attorno al collo costringendolo a stare fermo e gli dice in un orecchio: Mi stai ascoltando ora?

..
.
Ditemi, vi prego ditemi, come faccio a non amarla.

ps.e comunque Paciotti sempre santo subito.

*Socia cambia gestore!

02 luglio
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In questo periodo un po’ così, un po’ strano, un po’ alternativo, un po’ di merda – diciamolo -,
mi è venuto in mente che vorrei lasciare un segno su questo blog di tutti quei momenti carini, piacevoli, esilaranti, stupendi, eccitanti, significativi passati con personcine in qualche modo speciali.
Così, giusto perchè sono nel pieno delle mie solite crisi esistenziali portate alla ribalta dai cambiamenti repentini.
E ho bisogno di non pensare.

In rigoroso e diplomatico ordine alfabetico.

Alessandro: Una calda – nel senso meteorologico del termine  – mattina foggiana, seduti su una panchina di Parco San Felice, a parlare del più e del meno.
Una bella giornata, una bella Amicizia.

Caterina: Un venerdì pomeriggio di confidenze intime. Due persone di mondi diversi con una sofferenza comune. Quant’è piccolo il mondo.

Desirè: I pomeriggi passati a parlare ore e ore e ore di ragazzi affacciate ciascuna al proprio balcone. Le persone crescono, cambiano, ma a volte tutto quello che si è fatto insieme fino a quel momento è tutto ciò che conta.

Federica: Una sera un po’ alcolica di un giorno da dimenticare. Le sue parole sincere e d’affetto sono quelle che continuo a ripetermi per alzarmi quando mi sveglio con la voglia di rimettermi a dormire per sempre.

Francesca: Le sue lettere e le sue mail – stiamo al passo con i tempi noi – sono sempre una gioia. E’ bello leggere di un’amica che hai visto una sola volta in vita tua e con la quale hai stretto un feeling a pelle. Non capita spesso no? Un colpo di fulmine :D

Francesco: Il mezzo ballo storico della festa del Liceo. Mi ha reso felice, come posso non menzionarlo?

Giusi: E mo come faccio a dirne uno solo?? Di tutte le volte che ci siamo crepate dalle risate ricordo con orgoglio un pomeriggio di marzo in una camera di un albergo sperduto in quel di Sicilia, letteralmente in lacrime per le risate, dopo una singolare telefonata da parte di uno sconosciuto che ci chiese se eravamo provviste di acqua in camera. SO’ COSE.

Lorenzo: La nostra prima videochattata. Io arrabbiata e lui tenerone. Capii che un giorno avrei dovuto sposarlo.

Luca: La festa in classe di fine anno scolastico in quarto superiore. Mi abbracciò in un modo talmente…alla Luca, cioè PICCOLO… che non ho potuto fare a meno di cedere al suo fascino da PETER PAN. SO’ COSE pure queste.

Michele: Scorrazzare con la macchina in giro per il paese cantando a squarciagola Non Amarmi con le voci di Aleandro Baldi e Francesca Alotta.

Potito: 16 luglio 2001. Tra le bancarelle del corso, tra la folla straripante di una festa patronale, schiacciati come sardine l’uno di fronte l’altra. Incrocio di sorrisi e mani che si scontrano per un GimmeFive in sintonia. Voluto. Cercato.

Alcuni di loro ci sono, altri sono spariti, altri ancora ci saranno per sempre, qualcuno l’ho dimenticato.
Ma tutti mi hanno dato qualcosa. Un sorriso,  una parola, un pezzo della loro esistenza.
E per questo li ringrazio. Dal più profondo del cuore.

30 giugno
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Sono nel pieno di una dei miei trucchetti per tenere la mente occupata.
Sto tirando giù un sacco di roba da un mobiletto della cucina.
Mia madre vuole che cerchi un contenitore di vetro, di quelli piccoli, perchè con quelli la roba da mangiare si conserva meglio.
E allora butto tutto fuori. Pentole, contenitori di varia misura, pacchi di tovaglioli, bicchieri di plastica.
Perchè quei cosetti piccoli finiscono sempre dietro dietro, incastrati in quelli più grandi, ben nascosti, impossibili da trovare.

Pause. Flashback.
Preparavo una torta. Distribuivo i piattini e le forchette di plastica.

Stop. Rewind.
Continuo a cercare quel dannatissimo contenitore di vetro. Dove diamine sarà finito?
Sto sudando. Non per il caldo nè l’agitazione.
Ma per lo sforzo mentale che mi provoca il dover allontanare quel ricordo. Una reazione a catena da bloccare in partenza.

Per tenere a bada quel fiume in piena che continua a darmi segnali di pericolo.
Da un momento all’altro potrebbe crollare tutto.
E a quel punto non potrei fare altro che rimanere a guardare lo spettacolo pauroso ed eccitante di un fiume che straripa.
E che inonda tutto. Tutto ciò che importa, tutto ciò che c’è, tutto ciò che mi teneva in piedi.
Le case, le persone, il mondo naturale che mi circonda.
Niente sopravviverebbe a quel fiume che urla tutta la sua potenza, che miete le sue vittime con un sorriso beffardo, lasciando dietro di se solo cadaveri e vuoto.

Pause. Rewind.
<<Mamma, eccolo, era qui dietro alle forchette.>>
 

…ho bisogno di una diga…

 

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